LA LUNA E LA PULSIONE

“Che fai tu luna in ciel?”, beffardamente domandava Leopardi,
avendo già risposto ancora prima di domandare:
“Nulla!”

Finalmente il buon senso del buon non-senso!:
niente di drammatico o tragico, ossia isterico, in questo:
la “disperazione” leopardiana è semplicemente il candido rifiuto dell’accattonaggio di speranza.

La speranza non è un’esigenza o una domanda in natura:
se è, è un’offerta alla natura:
questa frase è troppo densa?, troppo breve?, comunque sarà da riprendere:
in ogni caso è un’alternativa in cui cambia tutto.

Natura, il tuo nome è banalità!:
non banale è la banalizzazione né più né meno che il crimine,
constatazione ovvia come dire che la ferocia non è nella natura degli animali ma solo tra gli uomini:
nel bene o nel male, essi sono meta-natura, e senza resti.

La questione del senso nella natura l’ha introdotta Freud per primo con la cosiddetta “pulsione”:
con essa la natura si fa individualmente una questione di soddisfazione.

La natura è frigida, e immobile in quanto catatonica:
quale che sia il suo moto, essa non è legislativa del suo moto, mentre nella pulsione c’è competenza individuale nella legislazione del moto del corpo.

In particolare, nella natura i sessi sono assolutamente frigidi, al più con rare eiaculazioni precoci come tra cavalli.

Ripeto che cambia tutto:
la psicopatologia stessa è interna a questa verità.

In fondo lo psicoanalista (= freudiano) dice truismi odiati.

Milano, 2 novembre 2007

 

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