BUFFONE DEI BUFFONI

Mi secca difendere Donald Trump [1], questo uomo che nei salotti eleganti si mette le dita nel naso fino al gomito:
mi ricorda Caligola che faceva senatore il suo cavallo (Caligola non era matto).

Ricordo la sua volgarità nei dibattiti televisivi con la sua volgarissima contendente Hillary:
politicamente scorrettissimo, non è stato lui ma i suoi predecessori politicamente corretti a disastrare il Medio Oriente, premessa a un esodo ancora interminabile.

Con il suo omologo nordcoreano ha fatto a chi ce l’ha più grosso, sbullizzando così tutti i bulli del mondo, e poi tutti ai Giochi olimpici di Seul:
come buffone in altissima sede avrebbe offerto a Shakespeare un fecondo spunto.

Mi si obietterà che non lo fa apposta?, che gli viene spontaneo?, che è matto?:
ma da quando in qua i matti sono spontanei?, gli viene naturale?

Per fare diagnosi psicopatologica  basta poco, per esempio sentir chiamare “lettino” il divano dell’analista (delirio peggiore che chiamare asino un cavallo), o “strizzacervelli” lo psicoanalista.

E poi, che c’entra la psichiatria con la psicoanalisi?

[1] A proposito del recente libro americano The dangerous case of Donald Trump, testi di 27 psichiatri americani a cura della psichiatra Bandy Lee.

mercoledì 10 gennaio 2018