CLEROCRAZIA, IL PRETETERNO

Sabato-domenica 4-5 febbraio 2017
in anno 160 post Freud amicum natum

E’ stato introdotto da Natalino Irti (La tenaglia, Laterza 2008) un indovinato neologismo, “clerocrazia”, adatto a un paese come l’Italia in cui il clero (cattolico) è presente con forza, o almeno lo si crede.

Da tempo ho però individuato una precedente clerocrazia, che a torto verrebbe chiamata “laica”, quella del prete pre-prete o preteterno:
ho iniziato anni fa con la messa a fuoco della “faccia da prete”
– mimica, movimento delle labbra, impostazione della voce, sguardo, …, fino alla retorica, alla costruzione argomentativa, alle scelte lessicali –
di persone per nulla generate in Seminario, come dei preti cui non è riuscito di spretarsi, cui il clergyman è rimasto mentale.

Uno così predica sempre, e se non ha nulla da predicare predica che non c’è nulla da predicare.

Nel preteterno parlerei di una secolarizzazione preistorica, amnestica.

Chi ne avesse voglia potrebbe esercitarsi a riconoscerlo ovunque, nei preti varî, certo, ma anche in promotori politici, giornalisti, conduttori di talk show, filosofi, intellettuali diversi, e senza distinzione di sesso:
capita di trovarselo vicino una sera a cena.

Il primo clerocrate è Platone , chiamato da Freud “il divino Platone”:
disseminato ovunque il suo marchio senza marchiatura è l’anima.

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