QUEL FAMOSO “ES”

Grammaticalmente è il pronome singolare neutro della lingua tedesca (er-sie-es), niente di difficile né di oscuro:
poi però questo pronome compare anche in una frase come “es regnet”, “piove”, che non è affatto oscura ma solo rapida (come “ok”), ossia non allude a démoni della pioggia ma condensa la frase sviluppata:
“[poste certe condizioni atmosferiche, es, allora] piove”.

C’è anche un altro caso:
es ist stärker als ich”, “è più forte di me”, ossia “[poste certe condizioni fisiche o militari, es] soccombo”.

La medesima frase si presta a due diverse varianti:

– [posta come condizione una minaccia] obbedisco, che è una coazione,
– [posta come condizione un invito, eccitamento, sé-duzione, vocazione] ottempero, che è una elaborazione.

Ricordo una bella battuta del fumetto “Dago”:
mentre il nostro eroe suda lavorando i campi sotto il solo cocente, uno gli domanda:
“Sei schiavo?”, al che egli risponde:
“Solo delle mie passioni!”

Peccato che il mirabile disegno di Kant abbia escluso la passione, eccitamento o vocazione, inizio del moto.

Non siamo mai originali:
la libertà è la secondarietà di una elaborazione non causata, il cui eccitamento o vocazione potrebbe non essere un gran che a paragone del frutto:
non è il grande (o piccolo) che appassiona.

mercoledì 26 ottobre

 

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