NON BESTEMMIARE

Sabato domenica 3-4 settembre 2016
in anno 160 post Freud amicum natum

 

Non amo i terremotati.

Sono favorevole all’intervento pubblico anzi lo esigo, e al volontariato, e nel poco ho dato anch’io un modesto contributo pecuniario.

Ma l’amore non c’entra:
amare i disastrati del terremoto, dello tsunami, del tornado, della diossina, delle radiazioni, è darsi appuntamento al prossimo terremoto, come se il disastro fosse il movente dell’amore, per cui “dacci oggi il nostro panico quotidiano”.

La parola “amore” dovrebbe essere sentita come la più pudica del vocabolario, e io darei un’ammenda ogni volta che usata a sproposito, proprio come una volta si multavano turpiloquio e bestemmia (questa non è più in uso – bei tempi! –, non è più in uso il suo oggetto).

Amare i poveri, poi, è un falso, i poveri non sono amabili, non si possono amare, sono come chiodi arrugginiti in un vecchio pezzo di legno:
amabile è chi è mobilitabile o mi mobilita, chi si presta all’appuntamento, ma chi rende tali i poveri?, che tali sono non perché non hanno soldi ma perché non hanno partner, comunione di pensiero.

Se amo qualcuno amo il pensiero di qualcuno, l’amore non ha “la diretta”.

 

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