TRINITÀ LAICA

Sabato domenica 9-10 luglio 2016
in anno 160 post Freud amicum natum

 

All’idea di una Trinità laica – anzi meno, di uno Spirito laico che “interessa anche i non credenti” – si è esercitato recentemente Eugenio Scalfari [1] –, e il suo tentativo benché non riuscito era decentemente orientato.

Dopo avere concesso un “‘noi’ animalesco, connesso al sesso e alla procreazione” (e questo non gli fa onore, lo ricaccia nell’oscurantismo medioevale), dopo citazioni diverse a partire dal Papa,conclude:
“Ecco dunque che cos’è lo spirito: la nostra capacità di inventare pensando, di creare pensando, di raccontarci pensando”:
il suo connettere lo Spirito, o spirito, al pensiero è ciò che ho definito orientato.

Meno pregevole trovo l’accostamento allo Spirito della frase celebre di Diderot, “I miei pensieri sono le mie puttane (catins)”, con il finale “mi sembra una definizione perfetta dello spirito”:
non che io lo trovi blasfemo (perché poi?, quelle care ragazze! che non ci lasciano mai):
però ragiona a rovescio, “puttana” è uno dei nostri pensieri stabili che trova larga incarnazione nel mondo, e ben aldilà dei limiti professionali.

A Scalfari non viene in mente che sono tutti e tre i termini della Trinità, Padre Figlio Spirito, a corrispondere differenzialmente, oltre che laicamente, al pensiero:
ma non si può obiettargli di non pensarlo, visto che ciò non viene in mente a nessuno.

Mi risulta che allo Spirito sta lavorando, miscredentemente, Maria Delia Contri oltre al sottoscritto.

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[1] Eugenio Scalfari, Lo Spirito Santo e l’invenzione della mente, la Repubblica martedì 14 giugno

 

 

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