ISTEROPOLITICA

É ciò di cui parla un nuovo libro – Byung-Chul Han, Psicopolitica, Nottetempo 2016 appena recensito [1], che parla dell’avvento della “psicopolitica” al posto della precedente biopolitica:
l’idea-base è che il peggio lo facciamo liberamente noi, senza padroni esterni:
la recensione correla al fatto l’avvento dell’emoticon, del primato delle emozioni.

Alcuni decenni fa è stata decretate la fine storica dell’isteria:
ma se come dico l’isteria è s-venire, non venire all’appuntamento, tutt’uno con la drammatizzazione cioè l’amministrazione personale delle emozioni, il nostro è il mondo dell’isteria – in piazza, in parlamento, in TV,  in casa – qui chiamato “psicopolitica”

Il corpo non c’entra più:
non c’è più forma della mano che stringe la coppa (l’affetto) ma solo l’emozione precostituita del toccare, un algoritmo gestuale e in generale mimico.

Bei tempi quelli antichi quando le emozioni erano una professione retribuita, come nel caso delle prefiche, donne pagate per piangere ai funerali:
infatti almeno a volte ci guadagnavamo, mentre oggi – e nell’isteria – le amministriamo poveramente gratis.

lunedì 4 luglio 2016

 

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[1] Ezio Mauro, Il fantasma della libertà ai tempi degli emoticon, la Repubblica giovedì 30 giugno.

 

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