TACETE!

Sullo sfondo c’è sempre l’idea balorda che il genio di Van Gogh discenda dalla psicosi.

Questa volta si tratta di un articolo sull’autismo [1] in occasione della “IX Giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo”:
l’articolista allude a un “libro di un giovane autistico” di cui non cita una parola, ma in compenso fa “trapelare” da lui la seguente frase: “Maestro del silenzio”, commentando “Meraviglioso!”

Convengo con il riconoscere all’autistico un pensiero (come questo), il che gli attribuisce dignità e ciò va bene, ma prima del “Meraviglioso!” desidero farne la critica cioè saperne il significato.

Ora, a parte casi episodici casi di zittire i chiassosi e i quaquaraquà, i maestri del silenzio sono disastrosi:
il silenzio non ha valore, se non quello di preparare il momento, infrequente e breve, di aprire la bocca in modo giusto.

Ho sentito molti psicoanalisti parlare misticamente del silenzio dell’analista, giustificandone l’ignoranza:
come supervisore faccio osservare che spesso il silenzio ha solo perduto un’occasione, tra le tante occasioni perdute.

In passato notavo che l’autistico può fare l’inferno, giudicare cioè pensare senza pietà, essere un “duro” inflessibile.

martedì 5 aprile 2016

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[1] Fulvio Ervas. Il ragazzo autistico che insegna il silenzio ai nostri scolari, Corriere della Sera sabato 2 aprile.

 

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