STORIA DELL’INVIDIA

Vedi ieri.

Non pretendo una Storia universale dell’invidia, benché ce ne siano già dei capitoli:
per esempio il Giulio Cesare di Shakespeare, in cui Bruto giustifica moralmente il suo assassinio politico con l’ambizione di Cesare (“era un ambizioso e l’ho ucciso”), che è invece una virtù politica, anzi una virtù tout court.

Mi accontenterei di una Storia politica italiana, secondo l’incidenza dell’invidia, dagli anni ’70 a oggi, per cogliere che l’invidia ha fatto più danni della corruzione:
colgo l’occasione per dissentire da Enrico Berlinguer, segretario del PCI, con la sua “questione morale”, che ha impantanato il mio paese fino a oggi:
rammento che il fine di Marx non era morale (“fare il bene dei poveri”), ma storico e politico:
nella prospettiva morale i poveri diventano di più e più poveri e impotenti.

L’invidia non è un vizietto privato, è un vizio pubblico, come la melanconia:
fino a costituire un Partito trasversale di gente che si intende e si allea:
è un Partito nella Cultura.

Escludo che il Capitalismo abbia il vizio dell’invidia.

giovedì 7 aprile 2016

 

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