COMICA PLURIMILLENARIA

Sabato domenica 30 aprile-1 maggio 2016
in anno 159 post Freud amicum natum

“A rieccoce!” come nei film romaneschi.

É la volta di “Le parole che abbiamo in testa”, articolo che racconta la fantasia della mappatura cerebrale del dizionario, un “atlante del linguaggio” [1].

Come non viene in mente che se il neurone esprimesse parole, la nostra vita sarebbe allucinatoria?:
e anche, come non viene in mente che l’allucinazione, come il delirio, è una delle possibili produzioni del pensiero?

É la scienza del “wow!, “abbiamo mille miliardi di neuroni!”, “un casino di neuroni”! direbbe divertito qualsiasi studentello, tanti quanto le stelle, wow!:
ma da mille miliardi di stelle non viene neanche un uovo al burro, per il quale occorre quell’eccezione alla natura che è quel lavoro produttivo che chiamiamo “pensiero”, e la natura non fa né i tegami né il burro né il loro legame produttivo con l’uovo:
se l’ozio è non lavorare, questa cosiddetta “neuroscienza” è oziosa perché rifiuta di lavorare sul lavoro del pensiero (anche l’errore è lavoro).

Apprezzo il neurone perché ha la gentilezza di lasciarsi implicare come le mie dita quando scrivo o le mie corde vocali quando parlo.

Freud ha scoperto, per primo nella storia, il pensiero (“inconscio”):
nel suo essere lavoro produttivo distinto da quella configurazione di esso (“coscienza”) che non lavora affatto;
nella sua autonomia e esteriorità da quella materia (neurone) con cui convive in fedelissima sin-ergia metaforica (la “testa”),
nello spirito di eccezione – sogni, lapsus, battute – che fornisce la regola del pensiero sano cioè fecondo.

PS

Non che la Teoria delle emozioni faccia di meglio.

 

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[1] Articolo di Elena Dusi, la Repubblica  giovedì 28 aprile. L’articolo parla di un recente saggio su Nature riguardante una ricerca di neuroscienziati di Berkeley, avente esito in un “atlante del linguaggio”.

 

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