UBI BENE IBI PATRIA

Sabato u.s. avuto luogo l’annunciato Convegno (vedi martedì 2 febbraio) Il diritto alla prova del discernimento individuale [a partire da quello del bambino].

Quanto a me, al quesito su che cosa intendere per “discernimento” ho risposto che è il pensiero quando è orientato dalla massima latina “Ubi bene ibi patria” non invertita, ossia non “Ubi patria – quella della retorica nazionale o famigliare – ibi bene” (superfluo insistere che si tratta del principio di piacere freudiano).

Ho anche ricordato che il bambino, per errore “minore”, è una scoperta della Modernità, una scoperta fatta male:

l’ho mostrato con la nascita della letteratura sui bambini poi per bambini, cioè un caso della scoperta in quanto fatta male, con la falsa scoperta del “minore”.

Per caratterizzarla ne ho fatto la diagnosi differenziale dalle Novelle dei Fratelli Grimm:

qui mi è stata d’aiuto Elena Benzoni, per avermi provato che i Grimm hanno risolutamente rivendicato di non avere mai scritto per l’infanzia, ossia dividendo in due la letteratura:

la letteratura per l’infanzia è nata in opposizione ai Grimm, fino a una feroce censura delle loro Novelle.

Dalla folta letteratura ottocentesca europea per i bambini ho scelto un esempio arcinoto, Dagli Appennini alle Ande (De Amicis, Cuore, Treves 1886):

in cui un bambino fa questo viaggio per ritrovare la mamma, imponendo con ciò alla Cultura – oggi deamicisiana più di prima – l’oggetto-causa-fine, la madre:

ma la massima “Ubi bene” asserisce e replica che uno non va dagli Appennini alle Ande per la mamma, ci va per le Ande:

cosa non meno vera nel complesso edipico, perché è nella distruzione-Zerstörung di questo che la mamma sostituisce la donna, e nelle analisi lo incontriamo solo nelle sue macerie.

lunedì 8 febbraio 2016

 

THINK!

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