MASÁL U TEGNÍL

Vedi il Convegno sul bambino appena menzionato.

Questo detto mi era famigliare nell’infanzia quando a Milano si parlava ancora milanese:
significa “o ammazzarlo o tenerlo”:
era nell’uso popolare di genitori nei riguardi di un figlio, detto con bonarietà appunto “popolare”:
anche il bambino lì presente era divertito e compiaciuto, senza senso di minaccia.

Lo era perché c’era qualcosa di vero, il che al bambino piace:
gli piace perché sa di non essere il bambino caramelloso e familistico della psicologia e della pubblicità, ma machiavellico e cinico, un bastardo, prima della malvagità.

Ho usato questo epiteto più volte verso bambini dai cinque ai dieci anni, e ne ho sempre ricevuto compiacimento e confidenza:
del resto, i giovanissimi si danno volentieri del “bastardo” come riconoscimento di competenza, discernimento.

PS

“Bastardo” ha il significato tecnico di figlio con padre certo e madre incerta, e in tempi passati anche un aristocratico poteva venir chiamato così senza offesa (vedi Shakespeare), e la donna implicata poteva essere un’aristocratica nota e rispettata.

Non posso non osservare che la donna implicata risulta, non assente, ma connotata sessualmente, non maternamente (cioè la corrente e delirante psico-metafisica della matern-ità, patern-ità, parental-ità, sessual-ità):
non mi stupirebbe se qualcuno, data una donna così, invidiasse i bastardi.

martedì 9 febbraio 2016

 

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