MISERICORDIA. NON SI UCCIDONO COSÌ ANCHE I CAVALLI?

Una domanda a proposito del Giubileo della misericordia:
prima però rammento la mia devozione di papista, e di avere nominato Papa Francesco Socio onorario della Società Amici del Pensiero da me fondata:
allora domando, perché della misericordia e non dell’amore? (parola laica quanto nessun’altra, nessuno lo osserva).

“Miseri-cordia” significa cuore per il misero, povero, poveraccio:
può andare quando è pronto soccorso, occasionale e di rapido consumo, il giorno dopo non serve già più (la “morale” non considera mai il tempo).

Salto un po’ di passaggi da predicatori e psicologi, per venire al “dunque”:
il verdetto dell’umanità sull’amore è stato pronunciato molto tempo fa da Platone (Simposio), dicendo che è una cosa da miseri, poveri, poveracci (penìa, poros):
consegue che la misericordia dovrebbe riguardare specialmente il fallimento dell’amore.

Ma allora come sottrarsi, logicamente e moralmente, a Non si uccidono così anche i cavalli? (film di Sydney Pollack del 1969, con Jane Fonda e Michael Sarrasin):
non molti sanno che nel medioevo e ancora dopo era detta “misericordia” una spessa daga per uccidere misericordiosamente i soldati feriti e moribondi in battaglia (in tedesco Panzerbrecher, rompere la corazza).

Almeno riferita all’amore, la misericordia risulta essere eutanasia rimandata.

Congetturo che Maometto avesse capito che con l’amore i cristiani avevano gettato la spugna, e inferito che conseguentemente non restava che la misericordia come sostituto.

L’amore riguarda chi può,
la misericordia chi non può.

Questo è un punto di partenza.

martedì 8 dicembre 2015

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