VENDETTA CONTINUA

La melanconia non perdona

 

É il problema dello slogan “Lotta continua”, in tutte le sue forme anche odierne e un po’ sciocche.

La melanconia non perdona.

Ma prima rinfresco il concetto di perdono, sempre grossolanamente deformato:
il perdono non abolisce il giudizio di delitto, né lo attenua o depenalizza, ma abolisce (o sospende) la sola pena:
anzi aggrava il giudizio (imputazione), tanto che possiamo dire che non c’è pietà per il reo finché non fa proprio il giudizio.

La melanconia non perdona senza sapere che cosa perdonare, perché non sa che cosa imputare:
ma la fa pagare (confondendo sanzione e pena, una confusione finora eterna), e la paga.

Sembra ed è crudele una conseguenza:
non c’è pietà per i poveri (i non imputabili salvo quando passano a briganti), come accade di fatto malgrado tutte le predicazioni caritatevoli religiose o laiche, e nulla fa presagire che i diritti umani cambieranno le cose:
e infatti si osserva che i diritti umani non implicano l’imputabilità (allo stesso tempo non hanno copertura economica).

La salvezza presuppone l’imputabilità.

L’imputabilità è un’altra civiltà dal senso di colpa, anzi lo guarisce.

La psicoanalisi inizia come guarigione dalla melanconia:
imputa (in Freud a partire dall’isteria).

PS

Antigone, Kant, il querulomane sono melanconici:
ma è tutta la patologia ad avere un piede nella melanconia, perché parte dalla rimozione dell’imputabilità, dalla censura del potere come giudizio, del titolare o soggetto.

martedì 27 ottobre 2015

 

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