UMORISMO NERO

Maldestramente – ma no, era un lapsus – ho rovesciato la tazzina del caffè sulla tovaglia.

Ho poi narrato così il fatto:
il caffè di quella tazzina andava pazzo per rovesciarsi.

Questo è umorismo nero in forma di battuta:
nella mia versione narrativa il caffè tendeva a rovesciarsi, sottomettendo a sè non solo la mia mano ma anche il mio io, autore del lapsus.
ossia il caffè, l’oggetto, era la causa materiale e soggettiva, secondo la mia battuta carogna.

Lo stesso (quasi) dice Borges in un suo racconto [1]:
un certo Lönnrot cerca di penetrare di notte in una villa, circondata da una cancellata rugginosa quanto il cancello invalicabile col suo chiavistello:
“Mise la mano tra le sbarre, quasi meccanicamente, e trovò il chiavistello. Lo stridio del ferro lo sorprese. Con una passività laboriosa, l’intero cancello cedette”:
nel racconto, “laborioso” è il cancello col suo chiavistello, come nella mia battuta il caffè coatto a rovesciarsi e con esso mano e io:
ma l’umorismo nero di Borges non è una battuta a buon intenditore:
chi dei due è stato davvero carogna?

“Carogna” è il destino, credenza.

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NOTE

[1] Jorge Luis Borges, La morte e la bussola.

venerdì 23 ottobre 2015

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