“Segnare il passo”, cioè marciare sul posto, descrive bene il moto immobile della parte preponderante delle nostre vite, crescente negli ultimi decenni:
sta tra i due moti apparenti del marciare e della frenesia.
Non indulgo né alla volgarità né all’umorismo stupido se osservo che negli stessi decenni si è fatto prevalente quel segnare il passo della parola, orale e scritta, che nel brillantissimo italiano è detto “cazzeggiare”.
Sul suo mirabile etimo voglio scrivere un Trattato di portata universale e mondiale:
al confronto il lume intellettuale della nobile parola greca “fallo” impallidisce.
giovedì 22 ottobre 2015