ELOGIO DELL’OSCENITÀ

Una delle stranezze, o meglio vizi, dei millenni, è di trattare come vizio una virtù, l’oscenità:
vi associo un’altra stranezza, quella di classificare come vizio un lusso tra corpi (“lussuria”):
aggiungo che in natura non c’è lusso, e infatti non è la natura ad associare i corpi, è il pensiero.

Ob-scaenam, osceno, è l’atto di es-posizione di un attore, biasimabile solo quando ha agito male, e allora che arrossisca e si vergogni:
ma dunque non avrebbe dovuto avere il vizio di comparire su scena (“che figura!”).

Devo però riconoscere che oscenità e lussuria sono una rarità meta-naturale, in cui lo stesso “nudo” è solo una forma tra altre, colta e perfino ricercata:
non c’è porno-grafia, è solo un’ossessione (“ancora-ancora!”):
gli amanti, quando lo sono, lo sanno, e si coprono l’un l’altro.

Non esiste frase nuda, né nuda verità:
quanto all’“anima nuda”, questa è solo pornografia spirituale.

venerdì 30 ottobre 2015

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