APOLOGIA DI LAPSUS

Approfitto di un titolo di prima pagina oggi (mercoledì), in cui la truffa mondiale dei soft VW viene definita, così senza parere, “bluff”:
manno’ caro Direttore, hanno barato non bluffato (una distinzione nota anche ai bambini).

Non penso affatto che questo giornale abbia commesso un lapsus, ma che invece abbia proposto il proprio senso ufficiale del fatto, commutando la fattispecie del fatto stesso dal barare al bluffare, sottolineo “ufficiale”.

Ebbene, è proprio ciò che fa il lapsus, in cui il mio stesso pensiero dichiara (veritieramente, né barando né bluffando) il senso di un fatto, sorprendendo anche il soggetto:
è notevole l’osservazione di dove è andata a ficcarsi la verità (senza V maiuscola):
all’autore del lapsus spetta non solo di riconoscere la verità, ma anche la sua ufficialità e la sua estensione.

In ciò sono esemplari i lapsus degli uomini politici, che mostrano la loro pochezza non nel fatto di averli commessi, ma di accompagnare ad essi un risolino idiota con la frase “Ho fatto un lapsus freudiano!” (non esistono i lapsus freudiani, ma i lapsus).

giovedì 1 ottobre 2015

THINK!

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