“GLI AMICI DEGLI AMICI”

Nella Mafia si è avuto la iattanza di ritrarsi in questo motto che in sé è soltanto desiderabile:
infatti designa l’amicizia come proprietà transitiva, come tale verificabile, non rinchiusa nella fogna intimistica dell’a-tu-per-tu odioso dell’innamoramento e nel collettivismo lutulento proprio della psicologia delle masse:
significa i partner dei partner, i compagni dei compagni, i prossimi dei prossimi, cioè un legame sociale:
nel suo impiego famigerato ricorda il sarcasmo nazista “Arbeit macht Frei”, sottoscrivibile a patto di non confondere ogni lavoro.

I poveri, lo ripeto, non sono coloro che non hanno soldi, bensì coloro che non hanno amici degli amici, legame sociale, ossia affari.

Non si possono amare i poveri finché sono poveri:
avviso per i predicatori dell’amore per i poveri, che non hanno idea che “amore” può solo significare affari amorosi, affari appunto.

Una domanda, come si dice, da un milione di dollari:
la Mafia non va bene solo perché è criminale?

venerdì 25 settembre 2015

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