BAMBINO SABBATICO

C’è una parentela osservabile del neonato d’uomo con il Signore Altissimo biblico:
questo, secondo la Bibbia, finisce sabbatico dopo tanto lavoro per mettere lì la natura, quello inizia sabbatico.

Non l’ho osservato io per primo, lo ha fatto l’etologo novecentesco Adolf Portmann, il quale ha annotato che rispetto all’animale il bambino nasce prematuro in tutto, anzitutto neurologicamente, è a corto di natura:
eppure, con la grazia di questa lacuna non mancanza, in meno di due anni grazie al suo pensiero perviene al massimo della civiltà (non c’è selvaggio nel bambino), infatti parla, costruisce la frase, la pone:
lo fa usando gli apporti acustici non come cause ma come eccitamenti ossia moventi di un pensiero fruttifero, e soddisfatto di questo:
campasse cent’anni non raggiungerà una maturità superiore, peraltro impensabile e indesiderabile (non considero desiderabile essere il mago Merlino, servo del padrone).

L’invidia lo colpisce poi subito, diffamandolo con la diceria che la frase l’aveva già lì, lì sotto, “innata”, “generativa”. “struttura”, seguita dall’educazione per completare l’opera.

Dobbiamo riconoscere non gaiamente che il bambino si lascia fermare dalla diffamazione:
ma riconoscere anche che almeno ha iniziato come uno che può, a differenza da tutta la filogenesi.

venerdì 4 settembre 2015

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