LA FEDINA MORALE PULITA, O LA “QUESTIONE MORALE”

C’è una mal-educazione o mala-Cultura italiana, per di più introdotta da un uomo pregevole, Enrico Berlinguer, segretario generale del Partito Comunista Italiano, nel 1977:
è la “questione morale”.

Ha detto:
“La questione morale esiste da tempo, ma ormai essa è diventata la questione politica prima ed essenziale …” (intervista del 1981);
Berlinguer voleva la fedina morale pulita, al che rispondo no!

Non c’è la morale prima del mangiare, morale è mangiare, illuminato da ciò che già ho detto, che non si mangia per vivere (pedagogia moralista) ma si vive per mangiare (morale immanente alla “pulsione”):
osservo che è solo nel primo caso che per mangiare si può uccidere (come fanno, senza questione morale, gli animali).

Definizione di “Moralismo”:
prendere le mosse da un punto di vista morale, morale puro, ossia da un dovere puro, cioè la fedina morale pulita:
si osservi l’astrattezza, necessaria e programmatica (presente già nella truffa platonica “il Bene”, naturalmente Sommo):
dunque nulla a che vedere con i vecchi nonni o i vecchi preti con i loro precetti squinternati, o i genitori del passato che, come i genitori dei sessantottini, di punto in bianco sono diventati permissivi su tutto, cioè hanno solo cambiato e peggiorato versione al moralismo.

Il moralismo è quello di Kant, che lo ha perfettamente definito:
la morale non riguarda il contenuto anzi il merito, non lo deve assolutamente riguardare, è una pura questione di metodo:
è morale l’agire senza passione né interesse, senza riguardo per il merito:
la morale di Kant è la massima indifferenza morale.

Ne è venuto il più celebre kantiano del Novecento, Adolf Eichmann, portato in luce da Hannah Arendt:
so che a nessuno fa piacere considerare il Nazismo kantiano, il che non significa che tutti i kantiani sono nazisti, c sono anche brave persone tra loro.

Anni fa ho avuto la sorpresa, in un dibattito TV sulla bioetica, di assistere all’autopresentazione di un notissimo Cardinale italiano ai “laici” ivi presenti:
lo fece mostrando a tutti il libro che aveva in mano, La critica della ragion pratica, e fondando in questa la base laica della sua presenza:
cose da sbattezzarsi!

Kant separa metodo da merito, ecco la sua “purezza”:
molti post-comunisti sono metodici cioè puri cioè kantiani.

In ogni pagina di Marx è impossibile distinguere metodo da merito:
eppure il Comunismo non ha mai regolato i conti con Kant, con la questione – infame – della fedina morale:
il post-comunismo ha peggiorato il sospeso:
l’Occidente anticomunista e postcomunista non sta meglio:
c’è  anche il Comunismo del peggio comune.

giovedì 25 giugno 2015

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