UNA INTERNAZIONALE PERSONALE

La canzone del Piave (Ermete Giovanni Gaeta, 1918) è stata il primo inno nazionale italiano dopo la caduta del Fascismo, in sostituzione della Marcia reale, dal 1943 al 1946, quando le successe l’Inno di Mameli (Il canto degli italiani, Mameli testo e Novaro musica, 1847).

Nessuno di essi mi va, anzi oso dire che nessuno va (malgrado la preferenza del mio orecchio per Il Piave, mentre non sopporto l’Inno di Mameli):
tutti incarnano, o meglio in-musicano, ciò che ho scritto in La pace insoddisfatta, martedì 12 maggio, con la sua pacifista nostalgia della guerra (la questione principale della psicoanalisi è di non condurre a questo pacifismo):
apprezzo la Costituzione, non l’Inno.

L’unico Inno che stimo è LInternazionale di Pottier, e bene hanno fatto i Comunisti a sceglierlo – non lo sottoscrivo tutto, specialmente quel “groupons nous” –, malgrado i risultati:
non è nazionale.

Vorrei una nuova Internazionale, particolarmente ma non solo per l’inguaribilmente nazionalistica Europa:
se fosse, sarebbe una Personale.

Un Inno?:
dico la mia, non considero la musica soddisfacente, finisce troppo spesso in marcia, e le marce sono tutte militari:
rammento che anni fa ho criticato Oh when the saints / go marching in, il che mi rende il Paradiso musicale indesiderabile.

giovedì 14 maggio 2015

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