NON SENSO DELLA MORTE

1 maggio e Expo sono stati celebrati lo stesso giorno:
nel quale l’Expo è stata introdotta da un coro di voci bianche cui era affidato l’Inno di Mameli:
con la sorpresa per tutti di sentir cantare non

siam pronti alla morte

bensì l’interpolazione

siam pronti alla vita”.

Con piacere ho subito approvato, e pensato che avrei accolto con favore un Premier capace di un tale pensiero:
e con una punta di malignità ho immaginato la minoranza del suo partito “rognare” con l’obiezione che sì, magari sì, ma solo dopo una “discussione democratica”:
è rarissimo che un politico abbia un pensiero (segue invidia).

Le obiezioni in effetti hanno subito rumoreggiato:
ora, io non saprei se Renzi abbia letto e meditato Freud, ma in ogni caso questi ha alleggerito la morte dicendone “C’era una volta che morire era facile” (Die damals lebende Substanz hatte das Sterben noch leicht):
dunque la morte non più come una cosa-res “dura a morire” e che “non si fa rottamare”, un “destino” come nome infausto del senso (cito), insomma la morte non ha senso:
l’Idea di “morte” è l’anima della melanconia, senza lutto:
Antigone, priva di lutto, si uccide per scagliare su di noi la “cosa” della sua morte, affinché diventiamo dei melanconici inguaribili come lei.

Non devo all’Italia la mia morte, diversamente dalle tasse che, se ragionevoli, mi tornerebbero come servizi.

Non aspiro affatto alla vita eterna come destino (religione), secondo l’ignobile e illogica fantasia platonica di un’anima compulsiva fissata sulla fantasia della continuità della “vita” senza corpo, ossia senza legge di moto (pensiero, atti, meta, soddisfazione).

Ma non sono fissato sul rifiuto di una vita eterna, se ce ne fosse l’offerta, a condizione della ragionevole pensabilità che non ricominci tutto da capo (angoscia-noia-psicopatologia):
nel cristianesimo hanno sbagliato tutto a dirci che saremmo stati salvati-riscattati dal prezzo di una morte sia pure eccellente (la morte non vale nulla):
invece, ravviso un pensiero di salus nel fatto che ci sia stato qualcuno che ha desiderato con certezza il corpo umano come un profitto, senza il dubbio che poi avrebbe potuto pentirsene (“ascensione”):
ma non me li vedo i Teologi simpatizzare con l’idea che Gesù avesse pulsione, cioè legge di moto del corpo umano nell’universo dei corpi.

lunedì 11 maggio 2015

 

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