MISERICORDIA SADICA

Sabato domenica 14-15 marzo 2015
in anno 158 post Freud amicum natum

 

La parola miseri-cordia − mettere il cuore per i poveri − è un atto d’accusa per le religioni quando la confondono con l’amore, dato che questo è pensabile solo tra bene-stanti, senza mancanza né conti da regolare.

Ha torto Platone, oppure è malevolente e sarcastico, quando fa dell’amore-eros il figlio della miseria, penìa, e del vivere di espedienti, pòros (che possono solo detestarsi).

Infatti il noto comandamento, “Ama il prossimo come te stesso”, con “prossimo” (il più vicino) designa il partner (ovviamente di affari), non il clochard che dorme vicino a me in métro.

C’è diffamazione per “Dio” nel renderlo malfamato come uno che “ama” perché va pazzo per i poveracci:
fa il paio con la dissennata esegesi del “Figliol prodigo”, in cui il Buonpapà non aspetta altro che il peccato del figlio, dunque predestinato a peccare, per poterlo perdonare (immortalato da Rembrandt), è un sadico:
sono personalmente grato a mio padre di essere stato esente da un simile delirio.

I poveri del métro sono distanti anni luce, e sono poveri proprio perché non sono partner:
è la partnership a istituire la prossimità e insieme il benessere:
i predicatori dell’“amore” non sapendo questo non sanno niente.

La “soglia di povertà” è quella di coloro che non intraprendono ossia non hanno partner.

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