DIVORZIO FEDE/RELIGIONE

Sabato domenica 21-22 marzo 2015
in anno 158 post Freud amicum natum

 

Mi posso vantare di avere ottenuto un risultato mai raggiunto prima:
quello di scollegare la fede dalla religione, senza buttare la fede.

L’ho ottenuto collegandola invece al giudizio, quello di affidabilità, un giudizio risultante dalla co-incidenza di due giudizi, quello di consistenza (non contraddizione) e quello di innocenza (di qualcuno cui presto fede), ossia dall’unione di logica e diritto, che produce il concetto di “san(t)o” lavando questa parola dalla sua tradizionale celestialità nonché sacralità (“sacro-santo” è un ossimoro).

É questa la critica della religione come tomba della fede.

Questo scollegamento e nuovo collegamento lo avrebbe potuto operare il cristianesimo fin dall’inizio, ma non lo ha fatto.

L’Islam è un derivato (l’ho già scritto) del collegamento precedente della fede alla religione (De vera religione, S. Agostino), e ciò facendo il Profeta Mohammed è stato buon logico, avendo prodotto una religione che come religione era più pura del cristianesimo (ho già detto “kantiana”).

Ho anche già osservato che Lutero aveva un torto, quello di dare per scontato il concetto di “fede”, anziché osservare che questo concetto non lo possedeva né lui, né la Chiesa cattolica, né S. Paolo pur avendo collegato giustizia e fede (“iustus ex fide).

Per finire:
la derivazione della fede dall’affidabilità è al servizio della vita quotidiana, della soddisfazione in essa, perché affidabilità fa soddisfazione.

Mi aspetto dei frutti da questo scollegamento-collegamento.

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