UBI BENE IBI PATRIA

Anni fa un ecclesiastico altolocato ha condannato severamente il detto “Ubi bene ibi patria”, anziché sottoscriverlo come il principio stesso della moralità e anche della verità, e perfino della salute psichica, e anche come massima politica (“patria”).

È il principio – di piacere – di una legislazione, anche come principio della verità:
infatti il giudizio “bene” riferito a un atto, o a un ordinamento di atti, produce una relazione di imputazione la cui proposizione è vera o falsa:
non esiste altra verità:
l’autorità dell’imputazione produce la verità della proposizione, aveva dunque ragione Hobbes (auctoritas non  veritas parit legem).

Quel detto è legislativo,  supplementare alla natura, non esiste in natura.

É principio di piacere come certezza del giudizio.

Quell’ecclesiastico temeva che “patria” rubasse qualcosa al “Padre” celeste, senza rendersi conto che per una volta in due millenni alla parola “Padre” viene qui collegato un concetto, quello di un ordinamento gradito in base al giudizio “bene”.

giovedì 19 febbraio 2015

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