L’AMORE E LE RAPE

Non c’è amore per le rape, perché non si cava sangue da una rapa (vedi ieri):
se ciò succedesse, ecco accadere il “prossimo” ossia quanto di più vicino:
posto il prossimo è posta quella relazione alla quale la tradizione linguistica riserva la parola “amore”.

Se riuscissimo a cavare sangue da una rapa cioè a porre il prossimo, avremmo fatto un passo che procede da una scoperta (la cavabilità) con interesse per la scoperta cioè dal pensiero:
non sono con Kant perché lui escludeva per principio l’interesse, mentre Freud lo ha annesso al pensiero, “principio di piacere” non come principio edonistico (l’edonismo come principio non è poi molto piacevole).

Caino e Abele non erano prossimi, l’omicidio è seguito come una banalità (Caino non era in conflitto con Abele).

Dunque l’amore è sfruttamento, in esso rivelo alla terra le sue risorse, del che dovrebbe essere orgogliosa e anche grata a me:
la storia umana è idiota perché fa virare le parole (e le cose) al peggio, per esempio incatenando la parola “sfruttamento” alla servitù (ecco un esempio di Cultura moderna idiota).

La parabola dei talenti doveva fare Civiltà.

Ho fondato la “Società Amici del Pensiero” come mattoneria ossia opificio di mattoni a partire da una materia prima precostituita da altri:
chiamo “amicizia” il manufatto, in generale l’artefatto (di cui l’artista è un caso particolare):
ma non sono molto seguito:
a partire dal narcisismo delle rape.

mercoledì 4 febbraio 2015


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