LA TERRA ABITATA (MALE), OIKOUMÉNE

Ho appena scritto questa mail.

Ai Soci della Società Amici del Pensiero

 III Dogma    Simposio 17 gennaio 2015

 La terra

In vista del prossimo Simposio della Società Amici del Pensiero (Dogmatica del pensiero dopo Freud) propongo telegraficamente un terzo dogma (si vedano i precedenti):
prendere e trattare la realtà come terra, una terra ordinata dal regime dell’appuntamento:
appuntamento di corpi in un universo di corpi, a partire dal muovere la lingua perché parlare è moto del corpo, non esiste “La Parola”:
è il dogma degli Amici del pensiero, Società di singoli.

Quando il pensiero individuale è meditazione cioè cura per la terra come abitata dall’appuntamento, l’individuo come single è la san(t)a sede della Legge (giuridica).

Nel Simposio si tratterà del possesso legittimo, dell’appuntamento come modo di produzione del possesso (profitto), e della fonte di questa legittimità (una fonte tradizionalmente, troppo tradizionalmente, chiamata “Padre”, in ogni caso non il papà):
si tratterà anche del lavoro libero a partire dal pensiero come lavoro, e della patologia come depossessione (anzitutto del corpo) e pensiero coatto.

I “miti” evangelici sono gli Amici del pensiero:
nulla di bonaccione (perfino il contrario), cioè formazione reattiva.

Il pensiero si muove secondo le tre categorie dell’amicizia, dell’ostilità, dell’indifferenza.

Precisazione sulla terra.

Non c’è terra che quella su cui posiamo i piedi (pensiamo con i piedi), habitat, ambito di validità costituito dalla Legge:
– è sì terra quella tradizionale dell’agricoltura, che però è già e subito artificio (“spirito”), non natura;
così come lo sono le galassie (e con scarso “stupore” per esse), che sono poi una banale manciata di materia inorganica moltiplicata per 10 con esponente n grande a necessità:
non “a piacere” perché non c’è piacere in natura, e tanto meno principio di piacere, salvo il caso in cui una bella stellata arreda il mio terrazzo proprio come i vasi di fiori o il mio gatto:
è da secoli che le galassie non giustificano più la metafora del “cielo” (c’è solo terra, anche per un eventuale “Dio” come abitante);
– ma più ancora è terra la Civiltà dell’abitare, come lo è la Cultura contraddittoria e confusionaria dell’abitare (“disagio nella Cultura” come disagio della Civiltà):
ambedue sempre artificio, meta-fisica.

Et coetera.
A questo telegramma seguirà il testo di Maria Delia Contri.

Giacomo B. Contri
Milano, 7.01.2015

giovedì 8 gennaio 2015

 

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