“BELLA CIAO” (=FINITA LÌ)

Io l’ho imparata da ragazzo, piaceva a tutti, ai comunisti come ai parroci, è tradotta in tutto il mondo anche in Cina, e ho appena appreso che nella Russia comunista era cantata come “Mamma ciao” (non commento):
in questi giorni la cantano tutti a partire dalla Grecia di Tsipras.

Ma non mi sfugge ciò che è sempre sfuggito all’attenzione, cioè l’assenza di un tempo tra “svegliato” e “invasor”, cioè l’omissione di un momento di respiro per l’alleanza del risvegliato con il proprio pensiero (quello del sonno in questo caso, vedi ieri), e la conseguente mobilitazione dopo il risveglio solo per militanza:
ecco cos’è la fretta, non un fatto cronometrico bensì l’omissione del proprio pensiero (detto “inconscio”), omissione che è censura nel pensiero successivo (vedi Niente fretta, lunedì 19 gennaio):
l’angoscia ha dunque colpito anche in “Bella ciao” (non l’angoscia per l’invasore), così che la militanza anche se motivata si fa supporto della censura:
sto tratteggiando la storia di almeno mezzo Novecento, storia non finita.

Tanti anni fa ho pubblicato un testo su Freud di Michail Rejsner, bolscevico Commissario del Popolo nelle Russia comunista degli anni ’20, che si domandava come si potesse in epoca rivoluzionaria “permettersi il lusso dell’inconscio”:
e siamo ancora qui.

Il “ciao” nella fretta dell’angoscia significa “finita lì” con la bella.

martedì 27 gennaio 2015


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