L’OBBEDIENZA ALLA TENTAZIONE DI ABRAMO

Mi tolgo dalla scarpa un sassolino di decenni, non un sassolino ma una pietra.

Ho scritto da poco Femminicidio greco e biblico (venerdì 28 novembre):
a proposito del secondo, più esegeti si sono affrettati a precisare che nella Bibbia non figurano altri sacrifici umani, ma hanno sbagliato:
c’è anche quello di Isacco da parte di Abramo, che lo avrebbe indubbiamente terminato se Dio non avesse dato il contrordine:
che cosa è veramente accaduto?:
ahimé, che cosa non è accaduto.

Non è accaduto che Abramo obiettasse a Dio che non era il caso:
rammento che è proprio ciò che Abramo ha fatto in un altro episodio, quello in cui Dio gli confidava di volere distruggere Sodoma, mentre invece Abramo se ne è fatto l’avvocato difensore con un’adeguata obiezione (50-45-40-30-20-10) senza venir meno al debito rispetto.

In breve, Dio ha tentato Abramo, e questi gli ha obbedito invece di riconoscere la tentazione:
cosa facile perché andava contro logica e buonsenso, il che “Dio” come tutti dovrebbe avere altrimenti allinferno anche lui:
“credo quia absurdum” fan…, e infatti il cristianesimo ha subito sbagliato a non condannare questa proposizione come eretica, facendolo si sarebbe risparmiato la propria conversione a Kierkegaard.

Tanta prontezza obedienziale di Abramo è gravemente sospetta, difficile pensarlo come il buon “padre” Abramo dato che sacrificava senza fiatare il proprio figliolo, peraltro promesso proprio da Dio.

Rammento con dispiacere gli anni in cui i miei indottrinatori volevano persuadermi che il sacrificio di Isacco era il perfetto allineamento (“obbedienza”) di Abramo a Dio.

Il caso “Abramo” mi offre un esempio eccellente di ciò che significa il “Padre nostro” là dove dice “Non indurci in tentazione”, come nel caso di Abramo:
la Bibbia annovera anche il caso della tentazione di Giobbe – il che fa di Dio uno specialista di test – , in cui la tentazione non è la disobbedienza ma la melanconia, che molti tentati adducono come quholetiana virtù.

J. Lacan ha detto “Si Dieu mentait, ce qu’il nous dirait serait la vérité”:
sbagliava, con il pensiero (“di natura”) lo capirei e non sarebbe la verità.

lunedì 1 dicembre 2014

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