CHI SI CERCA SI PERDE (CONTINUA)

Chi avrebbe mai pensato che il celebre detto – “Chi si cerca si perde, chi si perde si salva” – trova applicazione anche nella tecnica psicoanalitica?

Inoltre, anzi prima, che è un’obiezione diretta e radicale a un detto non meno celebre, quello di Socrate “Conosci te stesso” ?, che dice appunto “Cerca te stesso”.

La suddetta tecnica è quella che dice di non cercare (in) sé, nel già dato o supposto tale, bensì di perdersi in ciò che capita o accade in mente, illimitata-mente, senza distinzione tra sé e fuori di sé, senza impuntarsi o accanirsi sul (supposto) già dato, che ho riassunto nel concetto di Teorie presupposte, con sistematizzazione dell’omissione cioè patologia.

La frase socratica, facendo del “sé stesso” l’oggetto della conoscenza, non solo conserva lo status quo dell’individuo, ma lo legittima:
è la perversione.

Nel “Conosci te stesso” si colloca l’interiorità agostiniana.

Nella via del perdersi si otterrà anche la conoscenza del “sé” tra i diversi “capitare in mente”, ma sarà non gnosi bensì dia-gnosi, che Socrate detesta.

Il “Tu sei questo” socratico è oggetto di contemplazione o di mistica:
come le feci tanto interiori di Socrate contemplate da Alcibiade, l’àgalma meditato da J. Lacan (Simposio).

Poco dopo Freud ritroveremo il detto socratico nel principio di individuazione di Jung:
Agostino è pre-junghiano:
ne verranno mai fuori i cristiani?, così come dal “Tutto è già stato detto” (lunedì 27 ottobre).

PS

Attendo una certa obiezione per sollevare una questione di logica.

lunedì 3 novembre 2014

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