POVER’ANIMA, BELLA BRUTTURA

Vorrei che ci fosse la resurrezione dei morti per avere l’occasione di chiedere soddisfazione a Socrate e Platone, cioè il risarcimento dei danni provocati dalla truffa dell’anima:
l’anima è il velenoso premio di consolazione dei poveri, che resteranno poveri in questo loro fondamentale economico (depressione economica):
possiamo dire con Amleto che l’anima ci fa poveri come la coscienza ci fa vili.

L’anima come istinto a modello-delirio animale con frequenti esercizi spirituali (“sublimazione”), basso e alto alternanti (perversione), ossia la truffa “animale umano”, non esiste nell’embrione, nel feto, nel neonato, nell’adulto:
era però imperativo conservare la povertà categoriale del pensiero greco – essere e divenire -, censurando l’accadere, quello del pensiero inesistente in natura che procura al corpo la sua legge di movimento inesistente in natura, pensiero legislativo con legislatore:
un legislatore mite come lo definisce il  Vangelo (“erediteranno la terra”), l’io.

La coscienza è infelice, scriveva Hegel preceduto da Schiller, insoddisfatta, e l’insoddisfazione è una bruttura:
la sua anima bella è una bella bruttura.

Il  “mite”, non timido né inibito né pover’anima né bella bruttura, eredita e può senza avere la guerra in programma (vedi domani).

mercoledì 3 settembre 2014

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