UNA SOLA ORAZIONE (IV). IMPRENDERE

Ho sentito con le mie orecchie uno stupido prete domenicale commentare così le parole di Gesù “Domandate e otterrete, bussate e vi sarà aperto” (Lc 11,9):
l’ineffabile prete ha detto “Il solito esagerato!”

Neppure si era accorto della duplice condizione formale-procedurale, discorsiva, premessa da Gesù al contenuto della domanda:
“Io sono nel Padre […], qualunque cosa chiederete in nome mio la farò” (Gv 14, 11-13), ossia:
1° stare all’Ordinamento (“Padre”-società del possesso legittimo), 2. così come rappresentato dalla mia edizione di esso”.

Nulla di diverso da ciò che è esigito dal Comune per ottenere un documento:
si deve cominciare dal rivolgere la domanda al Sindaco, peraltro nell’ambito della Costituzione.

Non ho mai nascosto il mio entusiasmo intellettuale per Gesù, un indubbio intellettuale ben costituito ma che non viene mai proposto come tale:
nel suo discorso − ripeto “discorso” − non si è mai nascosto dietro il dito del “Mistero” e dell’occultaggine di “Dio”, fino a correre il rischio logico che qualcuno obiettasse che la sua duplice condizione formale non ha alcun senso per un pensiero normalmente costituito, in altre parole che non sapeva quello che diceva, insomma che era un mentecatto.

Va da sé che nessun contenuto della domanda può procedere se non soggetto alla formalità esigita.

Non sto dunque facendo il fan del Buongesù.

Sto solo e sempre interrogando il senso della parola “imprendere”.

giovedì 3 luglio 2014

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