CONVIVENTI-MAFIOSI

Un certo prete recentemente ha paragonato al delitto di mafia la convivenza tra due persone di cui ha rilievo la costituzione sessuale.

Potrei dire “Che ‘Dio’ lo perdoni!” (magari con l’aggiunta western “Dio perdona io no”), però anche, su scena teatrale, potrei dire “Magnifico!”, avrei potuto pagarlo perché lo facesse:
infatti senza volerlo ha portato sulla scena un’autentica questione che pochi hanno risolto, ossia di qual’è l’atto che legittima due a farsi conviventi o, come io preferisco dire, partner di vita quotidiana, soci d’affari sui generis e non bordello perbene.

Procediamo senza fretta.

Tutto è sempre stato fatto per censurare l’esistenza di un primo diritto o giurisprudenza rispetto a un secondo − sostituendo al primo il diritto naturale −, e la partnership di due sessualmente distinti è un caso di primo diritto, in cui i due si autorizzano da sé:
i “conviventi” sessualmente distinti non sono due selvaggi della “sessualità” come legge di natura (istinto):
questa sì è una Teoria selvaggia, che non cessa di fare i suoi danni, facendo di noi, come diceva Schopenhauer, gli “zimbelli della specie”.

Del primo diritto − che da tempo chiamo il diritto del Regime dell’appuntamento di cui l’individuo è legislatore universale −, i due partner sono i soli ministri, non due bertucce lussuriose:
mai visto bertucce lussuriose, né tortore lussuriose, né cavalli o cani o gatti lussuriosi:
e neanche la “bella gioventù” lussuriosa:
la lussuria (che non è lusso) è cultura, non natura.

Tra parentesi, l’argomento gay sulla famiglia omosessuale si fonda proprio sulla natura (“sessualità”) e sul diritto naturale:
che siano diventati cattolici? (infatti aspirano al placet papale).

mercoledì 9 luglio 2014