CONVIVENTI-MAFIOSI (II)

Torniamo all’ineffabile prete di ieri (Conviventi-mafiosi I), che io ho applaudito come uno spettatore di teatro.

Osserviamo che a quel prete non importava nulla del matrimonio civile (nulla di nuovo in ciò) cioè della norma di secondo diritto che si aggiunge al rapporto statuito nel primo, la competenza normativa individuale nello statuire una relazione:
il prete che ha parlato così aveva in mente il matrimonio canonico, anch’esso primo diritto.

Prima di dargli torto riconosciamo la sua parte di ragione, che però lui non riconoscerebbe ed è questo il punto:
parlando così egli implicava, ossia logicamente, il matrimonio canonico come interpretazione valida del primo diritto, e io non glielo obietto

− rammento che nella dottrina di esso i contraenti sono correttamente definiti come ministri del “sacramento” −:
ma se due sposano in Chiesa lo fanno perché, almeno implicitamente, riconoscono nel matrimonio canonico un’interpretazione valida di quel primo diritto di cui sono già ministri:
non riconoscendo questo, il prete li pensa fuorilegge (magari da “comprendere” o “accogliere” caritatevolmente, poveri peccatori!).

Restano due argomenti:

1. quale è l’atto (giuridico) dei conviventi?,
2. che c’entra la Mafia?

giovedì 10 luglio 2014

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