I 7.000.000.000 DI ESUBERI DI “DIO”

Ieri ho parlato degli esuberi di Keynes, oggi di quelli di Dio, ossia della Teologia di me che non ne ho nessuna.

Poniamo che, una volta morti come prevedeva Keynes, tutti risorgano e vadano in “Paradiso” e lì vivano finalmente felici contemplando il Sommo Bene:
senonché la contemplazione equivale a corpi senza legge di moto ossia senza moto, costituzionalmente disoccupati cioè morti:
dunque non c’è stata alcuna resurrezione, non c’è alcun Paradiso, e “Dio”è un incompetente in economia e diritto, anzi è il nome stesso dell’incompetenza a costituire un Regno di occupati:
se l’incompetenza è l’attributo di “Dio”, non c’è Teologia neppure negativa.

C’è tuttavia l’eccezione di Gesù, un ebreo verace che parlava sempre di soldi:
l’albero si giudica dai frutti cioè dai suoi prodotti, c’è poi la parabola dei talenti (o delle mine) in cui figura anche il capitale finanziario, inoltre estraeva soldi dalla bocca dei pesci, apprezzava le perle, ed era amico di pubblicani e prostitute cioè di gente che faceva soldi in proprio:
sono solo alcuni esempi di un rabbino economista.

Non lo penso indifferente agli esuberi:
l’Islam mi sembra indifferente agli esuberi.

giovedì 17 luglio 2014

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