A CHE SERVE UN BAMBINO

Quanto a me ne ho avuti tre (per quanto ne so).

Attenzione a quel “serve”!, cioè alla Teoria del bambino come frutto (fructus ventris), dato che i frutti si mangiano o si vendono (anche come forza-lavoro, oppure come combattenti precoci, efficaci e feroci):
ma, a parte il lupo che mangia i bambini e che dai bambini è riamato, attenzione soprattutto alla Teoria del bambino come causa!, causa del desiderio, l’“oggetto a” di J. Lacan, scarrafòne o Gregor Samsa, meglio se autistico perché assicura la sofferenza e il sacrificio come senso della vita:
dunque attenzione al “desiderio di avere un bambino”, già bene imputato da Freud.

E allora?, tenuto anche conto che i bambini costano cari (soldi, tempo).

Io la vedo così.

C’è una frase che sembra da credente:
“I bambini, è ‘Dio’ che li manda”, ma non bisogna sbagliarsi:
un bambino ci sta, ci sta bene (e andrà bene anche a lui) se è fuori calcolo (ecco “Dio” che, in questo … senso, ci sta bene anche lui), ossia non risponde al leibniziano “calculemus”, e va incontro ad Amleto quando dice “Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia”:
è per la medesima ragione che ammetto la preghiera anche in un miscredente:
come dire che non conviene regolarsi secondo il principio di causalità, e di totalità, e senza concessioni all’irrazionalismo:
in altri termini, i bambini non rispondono a necessità (nella necessità diventano bambini malati).

Un bambino potrei anche raccattarlo dalla strada (seguo qui Ezechiele 16, la bambina del cassonetto, cui ho dedicato un articolo, vedi Virginitas diabolica):
non per questo svalorizzo le cautele giuridiche della disciplina dell’adozione:
il caso del raccattarli andrebbe bene per le coppie gay, che i bambini detestano farseli sa sé, e preferiscono lasciare questa infima prassi a quei negri che sono gli eterosessuali, quei cari proletari!

Ma il dulcis viene in fundo.

Già più volte ho descritto il bambino come quello che a due anni di vita ha battuto Mozart due volte (in altre parole non ha psicologia dell’età evolutiva), e oggi faccio presente il frequente caso del bambino di quattro anni che dice “Quando ero piccolo”, ossia è già in grado di storicizzare nonché di giudicare.

Ciò significa che il bambino non puerilizzato è un compagno (teràpon donde “terapia”) che presentifica la condizione di non rimozione e censura, non omissione e sistematizzazione, che è invece la comune condizione dell’adulto e della Cultura:
serve a questo un bambino, e senza pagargli la seduta.

Ho già parlato del bambino-terapeuta, che però non può avere Partita IVA:
“psicoanalista” significa un bambino con Partita IVA.

L’uno e l’altro si autorizzano da sé, tutti però cercano di convincerlo a domandare permesso.

martedì 24 giugno 2014

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