A CHE PUNTO SIAMO (II)

[Non sono riuscito a ultimare l’articolo di ieri: proseguo oggi. Informo che questo è il titolo dell’Ultimo Simposio per quest’anno della “Società Amici del Pensiero, sabato 21 giugno.]

Fra i detti che odio di più c’è “Tutto il mondo è paese”, perché “paese” significa impuntamento (vedi ieri) ossia patologia.

Idem per la famiglia quando è quella del detto sporco “I panni sporchi si lavano in famiglia:
questa è un caso di sistematizzazione, che sistema lo sporco (la rimozione) diffamando il rimosso o l’omesso (che non è mai sporco).

Diversi anni fa ho smesso di viaggiare quando ho realizzato che ogni paese (villaggio o nazione), è mondo e uno solo, e che di questo avevo ormai visto tutto, e che non sarebbe cambiato niente anche se non fosse caduto il muro di Berlino e non fosse finita l’Unione Sovietica (sono i Cinesi ad averlo capito).

Il mondo vive di conflitto, parola ormai politically incorrect, bandita dall’uso a favore dell’ideale delirante dell’armonia:
la pace non è armonia, né equilibrio.

Non c’è un solo conflitto, ma c’è correlazione dei conflitti:
il rettangolo urbano in cui lavoro è un osservatorio privilegiato del mondo-conflitto, e un laboratorio della pace:
vengo informato del mondo-conflitto dalle mie sedute, non meno che dai giornali e da ogni altra fonte culturale.

La psicopatologia compone il mondo quanto la guerra guerreggiata e la crescente disparità di classe.

lunedì 9 giugno 2014

THINK!

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