LA FORMAZIONE DELLO PSICOANALISTA (IV)

Sabato domenica 17-18 maggio 2014
in anno 158 post Freud amicum natum

 

Freud, o il Freud-pensiero, è il pensiero che il disordine del mondo così come di corpo e pensiero (patologia) procede dall’ostilità all’Ordine, quello che si produrrebbe per non omissione e non sistematizzazione dell’omissione (censura):
si osserva che l’Ordine risultante ha due condizioni puramente negative, cioè  non prescrive positivamente nulla a nessuno:
si configura così il caso di un pensiero comune senza “pensiero unico”, un “comune” in cui il positivo è posto dall’individuo libero da omissione e sistematizzazione cioè dalla coazione.

La tecnica psicoanalitica obbedisce alla regola di non omissione e non sistematizzazione, che abolisce la co-incidenza nel disordine di  patologia e mondo o Cultura:
ogni altro dettaglio tecnico è una subordinata.

Nella sua formazione il futuro analista è un self-made ossia uno che si-fa – come si dice farsi la bocca o l’udito a qualcosa, e non sempre ne sortisce il buon gusto o il buon orecchio -, si fa da sé per mezzo di un altro.

Si forma a che e per mezzo di chi?:

1. a nient’altro che all’equazione “psicoanalisi = Freud + il divano”, meglio ancora “psicoanalisi = Freud → divano”, dove → significa applicazione alla cura del pensiero (del moto e dell’Ordine) inaugurato da Freud in modo completo nelle coordinate del campo benché rielaborabile (come ho fatto io);

2. per mezzo [1] di chi?, di qualcuno che già incarna tale equazione, ossia uno psicoanalista.

Il candidato – che si candida da sé, nessuno può candidarlo, formarlo, autorizzarlo – è un figlio d’uomo che come tutti ha patito quella de-formazione del pensiero (della “pulsione” come pensiero legislativo) che chiamiamo nevrosi (inibizione-sintomo-angoscia), implicito anche a psicosi e perversione (la rimozione propria della nevrosi resta presente, modificata, in psicosi e perversione):
con altre parole è passato non indenne, come tutti, attraverso omissione e sistematizzazione, sorte comune, ossia per il dis-ordine mistificato, cioè inizia dal medesimo punto di partenza di quelli che saranno suoi clienti:
in questo disordine il suo pensiero o legge di moto è risultato inabilitato, dis-orientato, esautorato, così come il pensiero dei suoi clienti.

Riprendiamo, la formazione dell’analista è il fatto che uno si candida a formarsi in quanto adire una forma e norma, non ad addestrarsi (“training”) [2].

Non si guarisce per azione diretta sulla patologia, come in medicina, ma per passaggio da un ancien régime a un nouveau régime:
il nouveau è quello che chiamo “regime dell’appuntamento”, regime giuridico per il profitto, retto da quel principio di realtà, riedizione del principio di piacere, che tarda sempre e che non è affatto promesso dall’evoluzione né dall’educazione né dal progresso (sotto la pressione della Cultura la Civiltà è regressiva):
la peggiore invenzione della Psicologia è l’idea di “età evolutiva” consegnata poi all’educazione (e alla formazione come addestramento), insomma la solita dogmatica coppia Natura-Cultura:
cui la formazione dello psicoanalista non soggiace anzi la contesta:
un’analisi è un caso di regime dell’appuntamento tra uguali e dissimmetrici, come nouveau rispetto all’ancien della patologia, che è disdetta dell’appuntamento a partire dalla disdetta isterica, s-venimento come “aspettami io non vengo”.

Lo scopo di un’analisi è la ricostituzione del proprio pensiero ma più matura dei suoi inizi, un pensiero che è stato inabilitato, esautorato.

Esautorato come l’eros platonico, umiliato a credersi figlio della mancanza, penìa, e dell’accattone che vive di espedienti, pòros:
a questa credenza è forzato dall’angoscia, minaccia peggio che mafiosa di perdere un oggetto (“amore”) che non esiste, una minaccia gravante già sui genitori come cinghia di trasmissione.

La prima scoperta generale di uno psicoanalista dovrebbe essere la libertà di psicologia:
egli si autorizza da sé, né potrebbe essere diversamente, in tutta la portata giuridica della parola:
vive socialmente e professionalmente del permesso giuridico come un imprenditore, uno scrittore, un politico, un filosofo, un promotore sociale:
proprio ciò che ha fatto Freud.

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[1] Ho già mostrato l’alternativa a Kant di questo “per mezzo”.
[2] Non mi trattengo sulla supervisione, che sottosta alle considerazioni di questa pagina.

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