POLITICA DEL CONTADINO

La politica è una cosa troppo seria per lasciarla fare ai politici:
questa verità è nelle cose.

In Italia è così in modo flagrante e un po’ patetico, perché la politica è totalmente fuori dalle mani dei politici (Governo, Parlamento, Partiti), e si vede:
altrove, almeno in qualche caso intendo nei paesi europei più forti, i politici sono consapevolmente gli amministratori della politica in quanto conforme a committenti esterni a loro (capitale anzitutto finanziario, apparati di stato, classi variamente dominanti, lobbies svariate), con privilegi nazionalistici (e poco europei) non sgraditi ai committenti (i quali dicono loro “Giocate pure all’Europa delle Nazioni”):
insisto, anche i principali dirigenti europei sono funzionari di una committenza esterna.

Non sto lacrimando realisticamente sulla nostra realtà (le lacrime come le alluvioni non annaffiano la terra), ma tornando sulla mia solita idea che la politica dei Politici può ricoprire al massimo il 5% degli affari della popolazione la cui vita politica occupa il 95% della politica, senza che i Politici possano provvedervi neppure se volessero:
quel 95% è tutto extraparlamentare nella pace (molti ricorderanno che la parola “extraparlamentare” è nata bellicosa).

Questa verità è un truismo, che la corrente ideologia politica nega con la modalità “Al contadino non far sapere quanto è buono il formaggio con le pere” (il contadino è il primo a saperlo):
ci vogliono contadini urbanizzati (lo psicoanalista ne è un caso).

Ripropongo che il nostro pensiero non è interiorità né privatezza.

venerdì 4 aprile 2014

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