IL MEDIOEVO DELLA MENTE

É nota l’idea illuministica di “Medioevo” come evo di mezzo e oscuro-oscurantista, anche se poi la storiografia successiva ha fornito all’umanità i mezzi per farsi idee conclusive.

Io parlo da anni del nostro e perdurante Medioevo, della cui fine non si intravede neppure la sperabilità, né di tale fine il desiderio:
nessun umanesimo, rinascimento, né scienza, è stato amico della guarigione da questo medioevalismo.

Oggi lo rinomino così, ma lo ho già tratteggiato molte volte come il dominio (ancora tempo fa parlavamo di “ideologia dominante”) di presupposti al di sopra di ogni sospetto:

1° il presupposto dell’animale umano (“istinto”), 2° il presupposto dell’amore come ricattabilità (“innamoramento”), 3° il presupposto della religione come genere implicante le sue specie (“monoteismo”, non intaccato neppure dall’ateismo), 4° il presupposto del linguaggio come nomi di cose (“ontologia”).

In questo nostro Medioevo, scarsissimo successo ha avuto Aristotele con il suo principio di non contraddizione:
contro la perversione che lo banalizza (la sconfessione o Verleugnung freudiana) non ha potuto nulla:
per questo ho scritto che Freud è ciò che mancava alla logica per essere completa.

Io lo chiamo Medioevo, Freud lo chiamava Malessere nella cultura (mal tradotto come “Disagio della civiltà”), la nostra non quella “medioevale”:
ma i “moderni” non ci arrivano, danno la pelle della modernità come già presa.

É sulla base di questa predisposizione medioevalistica che la psicopatologia o patologia del pensiero ha modo di formarsi.

Non basta:
poiché tale predisposizione domina l’intera popolazione, questa ha la Politica che la predisposizione le merita:
non ci sono democrazia e diritti umani che tengano (come si vede).

I quattro presupposti – che compongono il Cielo infernale della Teoria, il “Simbolico” -, sono un’Assicurazione sulla vita:
assicurano l’insoddisfazione.

giovedì 24 aprile 2014

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