IL PRIMO LACANIANO

Sabato domenica 1-2 febbraio 2014
in anno 157 post Freud amicum natum

 

Io freudiano posso dirmi il primo lacaniano:
infatti altro non ho fatto che raccogliere la quaestio lacaniana valida per tutti, l’unica in tutta la sua opera, utrum-an:
se esista o no un discorso che non sia finzione (“un discours qui ne serait pas du semblant).

Già il Barocco – che ho riassunto nella formula “non è vero niente” – era la medesima questione disconosciuta (“la vita è sogno”, non quello di Freud)

Ma molto prima del Barocco c’è stato il docetismo, che preliminarmente all’essere eresia su Gesù era eresia sull’uomo (l’uomo è solo una finzione):
Michel Foucault l’ha ripresa negando l’uomo.

Riportata su Gesù essa si formula:
se Gesù non è un uomo (soddisfacibile in motricità-sensibilità-pensiero) non è vero niente.

Freud è stato l’iniziatore di un discorso che non sia finzione:
lo è stato anche alleandosi la psicopatologia (oggi negata dalla Psichiatria-Psicologia, piagnucolamento statistico a parte).

Lacan non è venuto a capo della sua questione, ma non è poi così importante.

Vent’anni fa ho firmato un contratto con l’Editore Cortina per un libro su Lacan (doveva essere intitolato La doppiezza di Lacan), ma non ho saputo concluderlo:
però poi, come dico, l’ho finito.

Si trattava di compiere il passo decisivo dell’imputabilità dell’atto o del discorso, ossia il passaggio all’ordine giuridico del linguaggio, morale non etico:
il passo è dunque pratico e logico, non ontologico né mistico.

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