THINK! L’ORDINE GIURIDICO DEL LINGUAGGIO

[Think! 2006-2013, con il sottotitolo L’Ordine giuridico del linguaggio, compare da quest’anno come e-book su IBS, Amazon, BookRepublic: ne riproduco l’Introduzione.]

Scrivo questo Think! quasi quotidiano da più di sette anni (dal settembre 2006), preceduto dalla serie Bed & Board (2003-06):
con esso non faccio che dare seguito incessante ossia quasi quotidiano (ius semper condendum) alla vita psichica come vita giuridica, dichiarata nella sua forma generale come LOrdine giuridico del linguaggio 2003).

La soddisfazione è del pensiero, per il moto a meta cui provvede (quotidianamente).

Questo Ordine è stato deviato da migliaia di anni – posso pensare che sia questo il “peccato originale” non meno moderno che antico-, dunque per la sua attuazione non posso che attenermi alla coppia ambizione-modestia accessibile a tutti:
non c’è rivoluzione riuscita né palingenesi, ma può esserci termine di paragone permanente e incessantemente aggiornato.

A portata di mano com’è questo Ordine, pochissimi la allungano.

Ad esso sono pervenuto via Freud:
questi infatti ha denominato “pulsione” la rappresentanza (giuridica) assunta dal pensiero nei confronti della rappresentazione del corpo, conferendogli quella legge di moto nell’universo dei corpi di cui la natura non lo ha dotato (non c’è istinto):
ma non si tratta di ipodotazione o povertà o mancanza originaria (la penìa platonica che vive con l’espediente, pòros), bensì di occasione naturale propizia al pensiero:
poi, con la mediazione del corpo finalmente umano e solo umano (non c’è “animale umano”), prende vita ogni altra rappresentazione secondo l’ordine del frutto o profitto che subordina la conoscenza, non più platonicamente separata.

Freud ha tracciato una legge di moto positiva (non c’è legge né diritto naturale) in quattro articoli – fonte, spinta, oggetto, meta –, che trova nel soggetto individuale una sua fonte positiva (detta appunto “fonte”), il che fa sovrano il soggetto, superiorem non recognoscens:
ni Dieuni Césarni Tribun” senza ingiuria o bestemmia per nessuno dei tre:
rammento appena ciò che dico sulla possibile rivoluzione, da me introdotta, di questa legge, la sostituzione in essa dell’oggetto con la materia prima, ossia con il lavoro di due partner per il frutto.

Questo concetto di Ordine è quello di un aldilà (“meta-psicologia”) sempre terreno – niente “fisime” celestiali –, competitivo rispetto all’aldilà ossessionante del Cielo infernale delle Teorie presupposte (il “Simbolico” lacaniano), epi-stemico sopra la testa di tutti, condizione della povertà non francescana della psicopatologia (nevrosi, psicosi, perversione, psicopatologia precoce):
il Cielo della Teoria infetta come psicopatologia il pensiero, l’organo della soddisfazione.

Sono gli uomini i portatori dell’infezione.

La Teoria platonica, che per prima ha popolato il Cielo infernale di défilés teorici – sono i défilés del lacaniano “Discorso del Padrone” –, ha inoculato nel pensiero, come un virus nel computer, la Teoria del linguaggio come nomi delle cose, una Teoria che è toccato in sorte a Platone fissare (Cratilo):
è la Teoria, lasciata intatta per millenni da ogni Filosofia e ogni Linguistica, che disprezza la considerazione delle parole come nomi degli atti ossia come frasi.

Foucault è rimasto interno all’ordine ontologico parole-cose;
Lacan, malgrado sensibili cenni rimasti senza sviluppo, si è tenuto al limite dell’Ordine giuridico del linguaggio cui non è acceduto:
è ciò che ho fatto io, assumendolo come termine di paragone prima e offrendogliene uno poi.

L’Ordine parole-cose è il dis-ordine della de-imputazione dell’atto, atto che ha inizio come pensiero:
privato del merito – l’imputazione è premiale prima che penale –, l’uomo è esiliato dal pensiero e dalla verità, perché non c’è verità che dell’imputazione cioè del giudizio:
il quale giudizio è la vera sanzione, suscettibile di risparmiare la pena come pure la reiterazione del delitto e della psicopatologia (parliamo di “guarigione”, come tale almeno pensabile):

è nella provincia intellettuale del rapporto nomi-cose che c’è psicopatologia e delitto (“peccato”).

Tale Ordine essendo giuridico, ho potuto riabilitare la parola “normalità” – vita psichica come vita giuridica – strappandola all’inganno parascientifico su di essa come statistica.

Certo, io ho potuto fare questo per aver rinnovato il lessico freudiano attivandone i concetti, a partire dalla “pulsione” come pensiero-legge di moto distinguente certi corpi come “umani”, e dall’ “inconscio” come il pensiero stesso nella contraddizione:
questo passaggio lessicale rinnovante e abilitante riesce a pochi:
e sono pochi a osservare la compulsività della parola “coscienza” come pendant della parola “inconscio”.

Ma non è un passaggio privato, tanto meno interiore, è politico a san(t)a sede individuale:
esso avviene entro quell’adagio freudiano universale per cui “l’ontogenesi ricapitola la filogenesi”.

Anni fa ho fatto nascere la “Società Amici del Pensiero” come il Partito dell’Ordine giuridico del linguaggio.

Giacomo B. Contri
fine 2013

lunedì 13 gennaio 2014

 

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