SIAMO TUTTI ANTICOMUNISTI

Mi offende personalmente il sentir chiamare “comunista” un certo partito italiano, o certa parte della magistratura.

Negli anni ’70 un gruppo di uomini ha agito come delle colf scrupolose per candeggiare il residuo del Comunismo da ogni macchia o reminiscenza di comunismo e da ogni forma intellettuale marxiana, e il risultato del lavaggio è stato perfetto, non è rimasto nulla:
la stessa parola “sinistra” è il risultato del candeggio, compresa la sinistra a sinistra, così che il solo significato della parola “sinistra” è quello di pubblicità del Dash.

Il primo significato ottocentesco (Marx) della parola “comunismo”, prima del suo storico disastro, è stato la pensabilità cioè praticabilità della correzione del mondo così com’è:
a partire dall’equivalenza lavoro = salario cioè corpo = salario (l’insieme è prostitutivo, di cui la prostituzione è solo un caso particolare).

Benché molto remotamente, ho riconosciuto la “povertà” francescana nel rifiuto di questa equivalenza, e anche nel discorso di Gesù sul salario e sulla ricompensa del trafficante di talenti (“a chi ha sarà dato, a chi non ha sarà tolto anche quello che ha”, indecente!)

Marx propugnava la fine della proprietà privata dei mezzi di produzione:
ma non è toccato a lui osservare che il mezzo di produzione più di base è il pensiero (individuale), in quanto legislatore e imprenditore (oggi ridotto al livello più basso).

“Pensiero” è il nome della terra, perché la terra umana è tutta artificio, artificio sulla natura non natura (c’è pensiero de natura, non legge di natura).

Siamo tutti anticomunisti.

Ma non mi considero presuntuoso dicendo che io sto su un’altra barca:
che ho chiamato Amicizia del Pensiero, facendone una Società:
con poco successo (ma a Freud mio Amico non è andata meglio).

lunedì 2 dicembre 2013

 

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