Sabato domenica 7-8 dicembre 2013
in anno 157 post Freud amicum natum
Pieter Bruegel il Vecchio, Banchetto nuziale, 1568, olio su tavola, 114 x 163, Vienna, Kunsthistorisches Museum.
Da quando conosco questo Bruegel (decenni), quel bambino sono io, per di più attualmente e non evolutivamente.
Questa informazione autobiografica mette in guardia dall’errore estremo:
so che molti converrebbero, benché obtorto collo, che in questa rappresentazione pittorica il corpo ha realtà, esiste, nella sua rappresentanza, che è la sua legge di moto o “pulsione” (orale), fonte-spinta-oggetto meta:
ma poi viene l’errore, quello di credere infantile la legge, che come tale è universale e indipendente dall’età:
infatti, il mangiante potrebbe anche essere un adulto, inoltre nella sua forma si tratta della stessa legge che ha la rappresentanza del corpo della Magdalene reading di Rogier van der Wejden:
in altri termini, la legge-rappresentanza è sempre pensiero-ragione, è adulta all’origine.
Quanto all’universo, questo è rappresentato dalla società tutta presente nel quadro, e proprio in occasione di nozze come evento valido per tutti:
E non è tutto perché i genitori del bambino, logicamente presenti nell’universo, brillano per la loro assenza nella rappresentazione:
nella sua legge di moto o rappresentanza il bambino se ne – sempre logicamente – infischia.
Non diversamente la Maddalena, che nel suo isolamento fisico è in relazione con l’universo come il mediatore di ogni relazione individuale:
non è il contatto, né l’emozione, né l’empatia a fare relazione:
l’affetto sì, perché nel bambino come nella Maddalena l’affetto è quello della pace con l’universo (ancora meglio di Mandela).
Non sto a ripetere la mia rivoluzione nella legge (moto-pulsione), consistente nel sostituire all’oggetto la materia prima, punto di applicazione del lavoro di partner.
