L’AFFAMIGLIA

Ormai la chiamo così, un’affabilità da fame, una volta la si chiamava proletaria:
già Platone, con un sarcasmo ignorato dai Filosofi, li chiamava “poveraccia” e “poveraccio” (penìa e pòros) con un figlio sarcasticamente chiamato “amore” (eros).

Oggi la si vuole anche gay, e con gender senza sex (Genitore 1 e 2, bravi!):
si può essere favorevoli o contrari, per quel che vale discuterne.

Si può però prendere le cose diversamente, sulla scorta di molti secoli di famiglia come Istituto (su questa Storia sono stati scritti molti libri):
prendendo i secoli come Tribunale, non si può affatto dire che essa abbia dato grandi prove di sé, e soprattutto che si possa riconoscerla come luogo dell’amore:
i detriti di questo potrebbero riempire infiniti container.

Freud osservava che se per un breve momento essa dà occasione al desiderio di coniugio legittimo (detto “Edipo”, vedi Legittimità-Edipo venerdì 4 ottobre), di lì a poco questo desiderio si rintraccerà solo allo stato di detriti (Zerstőrung cioè distruzione, in cui i Genitori 1 e 2 sono specialisti, etero o omo che siano).

Non mi illudo che inizierà in proposito un new deal del mondo, che secondo me peggiorerà:
ammetto però come possibile che qualcuno lo pensi, come sede individuale di una Società del pensiero:
un giorno il “mondo” sarà un Memorial splatter dove accompagnare i bambini, come al teatro greco, o alla Marvel.

giovedì 21 novembre 2013

 

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