DIVANO/LETTINO, O LA NUOVA ALFABETIZZAZIONE

A un mio paziente, uno di quelli che dicono sempre “lettino” anziché “divano”, questa volta non l’ho lasciata passare:
lui l’ha presa per una lezione di italiano corretto sui banchi di scuola, e si è scusato per l’errore, ci mancava solo che mi chiamasse “Professore”:
infatti, magari la mia era sì una lezione di italiano, ma di quello arcinoto senza banco di scuola, come l’osservare che un cavallo non è un asino, anzi peggio.

Infatti egli ha poi spontaneamente impegnato le due sedute successive per riuscire a concludere che il divano cioè l’analisi è un lusso, mentre la parola “lettino” lo fissava all’idea di poverino in lettino d’ospedale (o all’idea di “povero” bambino” nel suo lettino):
cioè che queste due parole designavano due modi d’essere della sua vita psichica, di più, che la sua guarigione dipendeva dalla caduta del secondo.

Chiamare le cose con il loro nome, questo è parlare italiano (o inglese, francese …):
il resto è analfabetismo d’andata, psicopatologico e ingravescente anno dopo anno.

Si tratta di fare nuova alfabetizzazione, o Ordine giuridico del linguaggio:
ma occorre l’amicizia del pensiero.

PS

All’enormità della coppia divano/lettino ho già dedicato:

Il divano logico (2008)

prossimamente sul sito SAP.

venerdì 1 novembre 2013

 

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