DIES ILLA: QUALE?

Ho i miei dies irae benché non definitivi, come quello recente in cui ho scritto che “lavoro al cospetto del mondo, di Dio, del Diavolo, della morte” (Mondo dio diavolo morte, lunedì 25).

Del Dies irae (Tommaso da Celano?, XIII secolo) conversavo divertitamente ieri con Raffaella Colombo e Glauco Genga.

Questa composizione poetica riguardante il giorno del giudizio inizia:

Dies irae, dies illa
solvet saeclum in favilla
teste David cum Sybilla
.

Illa” sì ma quale e quando?, scruteremo ancora le Scritture?, l’Apocalisse? domanderemo a Nostradamus?:
abbiamo già perso abbastanza tempo, secoli, millennni.

La risposta è logica e designata dalla terzina successiva:

…………………………
quando iudex est venturus
cuncta stricte discussurus

ossia quando verrà qualcuno all’altezza di discutere davvero:
vedete un po’ voi se è già venuto o se è venturo, in ambedue i casi deve trattarsi di qualcuno che obbedisca alla condizione logica.

Discutere intorno a che?, l’ho appena scritto (Perdono, o grazia, mercoledì 27):
“Osserviamo che questo riconoscimento [del delitto] ha il merito di un lavoro di pensiero:
infatti né i nazisti né a molta distanza i mafiosi ‘sanno quello che fanno’, cioè sono stupidi:
e senza che la stupidità sia un’attenuante perché anzi fa parte del delitto (non lo capisce nessuno)”.

Che ce ne faremmo di un Messia non all’altezza di discutere davvero?

Da molti anni dico che la fine di un’analisi dovrebbe essere una dies illa, accompagnata dalla frase “che stupido sono stato”.

giovedì 28 novembre 2013

 

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