AMBIZIONE

Ho terminato l’articolo di ieri sull’ambizione di Leopardi, un’ambizione di pensiero non inferiore a quella che è stata di Kant e di Freud.

Non sto a ripetere che Freud ha fatto, in tutt’altra e feconda direzione, ciò che ha fatto Kant.

Del resto, ripeto che considero Kant il mio migliore nemico, e che ho scritto il mio Pensiero di natura nel paragone dialettico con lui:
vedi la legislazione universale a sede individuale (nel mio caso pensiero-“pulsione”-rappresentanza), in cui sono debitore a Kant prima che a Freud.

Il nostro è un mondo sempre più a corto di ambizione, desiderio, pensiero:
dalla roba alla robetta.

PS

Nel mio Lexikon psicoanalitico e enciclopedia (Sic 1987) figura l’articolo “Ambizione” in cui proponevo questa come una virtù, contro il Bruto di Shakespeare che ha ucciso Cesare perché era un ambizioso cioè per la peggiore delle ragioni:
il “tiranno” è Bruto, un pidocchioso, o invidioso.

giovedì 14 novembre 2013

 

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