POVERI DIAVOLI E NEGRI

Il problema del “Diavolo” stupido e banale (vedi l’impenitenza nazista di ieri e l’altro ieri), è di non potersi pentire, intendo come facoltà del pensiero (giudizio):
ecco perché – ma non è mai stato detto – il Diavolo è considerato irredimibile, un demente kraepeliniano.

La redenzione psicoanalitica o riscatto – ecco un esempio di come le parole diventano inattesamente fruibili – è l’accesso al pensiero penitenziale, peraltro non riferito anzitutto a sé (rammento quel magnifico lapsus “Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri genitori”):
nulla a che vedere con il senso di colpa, né con la pena:
sta qui l’errore della concezione penalistica medioevale di Purgatorio e Inferno:
scoprire un delitto è una conquista, il Purgatorio dovrebbe essere un laboratorio di ricerca, proprio come l’analisi.

Il momento di svolta della guarigione è quello dell’affacciarsi della frase “Che stupido sono stato!”, cioè s-pensierato:
come lo è il “povero diavolo” freudiano cioè il perverso, missionario del nevrotico come il negro delle sue piantagioni di zizzania.

giovedì 17 ottobre 2013

 

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